Una gradita sorpresa artistica a Marianella

Il turista entusiasta della visita al museo di Capodimonte e che, in cerca di nuove emozioni si mostra sulla traiettoria di Napoli nord, all’altezza della grande statua bronzea di Sant’Alfonso a Marianella, nota una freccia direzionale (unica purtroppo!) che indica “stanze native di Sant’Alfonso” e proseguendo in tale direzione, si trova dinanzi a questo monumentale palazzo storico con le stanze native del più Santo dei Napoletani e più napoletano dei Santi.
Subito dopo l’ingresso, si può osservare sulla sinistra una Cappella, molto intima, dedicata al Santo, e ricavata dalle stanze un giorno abitate dai domestici della nobile famiglia de’ Liguori che, agli inizi del 1600, aveva costruito in questo mare di verde una villa estiva con sala da ballo ed ampi spazi nel giardino per la caccia.
L’altare marmoreo seicentesco domina l’abside, che si integra col grande dipinto del De Falco (1883), che presenta Sant’Alfonso in abito episcopale che va incontro al popolo di Marianella benedicendolo. Da ammirare il gioco di colori, la resa dell’incidente del Santo che sembra fermo e l’ombra del pastorale sul pavimento.
Nell’area del soffitto notevoli sono gli affreschi, opere dei pittori detti “Preraffaeliti”, che solo in questa Chiesa di Napoli hanno lasciato le loro opere.
Ed eccoci, ora, al primo piano, dinnanzi all’ingresso alle stanze native del Santo e all’oratorio domestico annesso, ora trasformati in un museo alfonsiano di notevole rilievo artistico. Dalle pareti pendono cinque grandi ritratti del Santo dottore, che sono stati eseguiti mentre il Santo era in preghiera.
Veri tesori d’arte sono le altre opere di pittura di artisti molto famosi, che sono in questa sede, perché il papà del Santo ed Alfonso stesso erano ossessionati dall’arte pittorica e ci hanno lasciato mirabili capolavori di celebri artisti. Detti capolavori sono tutelati e catalogati dalla Sopraintendenza di Napoli e sorvegliati da telecamere ad infrarossi e da porte blindate. Cinque orologi d’epoca ci richiamano al Seicento, come anche altri oggetti sacri, candelieri in legno dorato o in metallo, ampolline e Ostensorio.
Nel centro delle sale espositive sono collocate delle bacheche che mostrano il messale con cui il Santo celebrava la Messa, libri di musica sacra del 1600, albero genealogico della famiglia, ritratti dei suoi antenati, fotocopie di lettere autografe, di stemmi nobiliari, un libretto di appunti con la grafia autentica del Santo, scritto in un latino ciceroniano, edizioni posteriori di volumi scritti da Lui e regalati alla mostra dai Mons. Minighini e Muller, affezionatissimi al museo Alfonsiano.
Su un tavolo laterale in una culla riposa la statuina di un bellissimo bambino Gesù, baciato chissà quante volte da Alfonsino e regalato dalla mamma alla nipotina, che voleva monacarsi a S. Chiara, morta in giovane età. Sullo stesso tavolo si possono ammirare una secentesca statua della Vergine e una di S. Rosalia, che sorregge un’ancora, statua, che il papà del Santo amava porre al posto di comando nella nave da guerra “La capitana” con cui dirigeva la flotta militare del Re di Napoli.
Un ultimo sguardo all’Oratorio annesso alle stanze: in fondo a sinistra, in un arco molto spazioso, si può ammirare una bellissima tela dell’Immacolata, circondata da angeli che lodano la sua incomparabile bellezza, mentre l’ultimo angioletto le mostra uno specchio senza parlare. Questa tela è stata rubata tre volte da ignoti ladri, e tre volte è ritornata in questo arco, dinnanzi al quale la mamma del Santo radunava i figliuoli per le preghiere quotidiane.
Sulla destra dell’altarino, si erge su un piedistallo di legno un Crocifisso del 1600 e dal lato opposto un labaro. Il soffitto dell’oratorio presenta un affresco dell’artista napoletano Carigliano del 1925, che si è servito della maschera di cera calata sul volto del Santo, appena defunto e conservata nel museo di Pagani, per ritrarre il suo vero volto. Mirabile è l’effetto tridimensionale della figura del Santo, che si può osservare, spostando il punto di osservazione del dipinto.
Nell’uscita veniamo salutati da un meraviglioso dipinto di S. Alfonso, che a Scala incontra caprai e bambini per insegnare loro catechismo e nozioni di base per la comunicazione, musica e pittura. Il museo lascia profondamente sorpresi e pieni di meraviglia tutti i visitatori, soprattutto esteri, che si ripromettono di ritornare, insieme ad altri connazionali, per godere di questo inatteso angolo di arte autentica.
P. Pasquale Vicidomini

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