La Fitoterapia nelle affezioni dolorose

“Divinum est sedare dolorem”

Ippocrate di Kos

Il dolore è stato definito un’esperienza universale, una sensazione o stato affettivo penoso, che trova il suo substrato organico nella stimolazione di specifici recettori. La durata, l’intensità, il ritmo, la localizzazione sono elementi di grande valore semeiologico per tutte le medicine le quali, in ogni tempo, si sono prevalentemente occupate di comprenderne le cause e di lenirne gli effetti. La medicina scientifica ha permesso di comprenderne gli assunti biochimici e neurofisiologici e di precisare, ad esempio, i meccanismi di comparsa del circolo vizioso dolore—>stress—>dolore.

La Medicina Tradizionale Cinese afferma che il dolore (tong) deriva da un arresto del normale flusso della coppia Energia/Sangue e fornisce una ricca nosografia sulle cause del dolore. In generale le cause ritenute più frequenti sono: Vuoto di Energia, Vuoto di Sangue e presenza di Catarri (tan) che bloccano sia l’Energia che il Sangue. Questo inquadramento, molto antico ma ancora oggi ritenuto valido, ci fa comprendere come molti principi erboristici cinesi ad azione antidolorifica non appartengono agli antiflogistici ma ad altre categorie che li precisano come anticatarrali “stimolanti” del Sangue.

Il dolore è uno dei cardini dell’attività medica. Quando è acuto, costituisce il sintomo più importante che conduce il paziente dal medico, offrendo indicazioni spesso decisive per la diagnosi. Il dolore cronico, invece, è la causa principale della sofferenza del paziente ed uno dei compiti più impellenti ed ardui del terapeuta. Il dolore acuto ha un’importanza fondamentale quale sistema di allarme precoce, che segnala minacce provenienti dall’esterno o dall’interno dell’organismo. Esso determina reazioni volte ad eliminare il pericolo e comportamenti idonei ad evitarlo, che si sviluppano e si articolano lungo la vita di un individuo. I dolori cronici sono conseguenza ed espressione di modificazioni fisiopatologiche permanenti e le reazioni comportamentali messe in atto dall’individuo, non sono più in grado di eliminare la causa del dolore, il quale, perduta la sua connotazione finalistica di funzione protettiva, diventa sofferenza cronica, si fa malattia vera e propria.

Da un punto di vista occidentale, la percezione del dolore è dovuta al fatto che informazioni dolorifiche, sotto forma di impulsi nervosi, raggiungono il sistema nervoso centrale attraverso fibre afferenti, che vengono eccitate mediante la stimolazione delle loro terminazioni sensitive, i noxicettori, o direttamente mediante azioni locali sull’assone. Tali strutture hanno una larga diffusione, essendo reperibili: nella pelle, nella muscolatura scheletrica, nel muscolo cardiaco, nelle capsule articolari, negli organi interni.

Per quanto concerne la biochimica e la farmacologia del dolore, prima sono state scoperte le sostanze farmacologiche e solo in un secondo tempo se ne sono compresi i meccanismi di azione. Già all’inizio del secolo, i ricercatori ipotizzarono l’esistenza di recettori specifici per gli oppiacei, esistenza dimostrata e confermata solo nel 1973.

Nel 1680 il medico inglese Sydenham scrisse: “Tra i rimedi che Dio onnipotente si è compiaciuto di dare all’uomo per alleviare le sue sofferenze, nessuno è tanto universale ed efficace quanto l’oppio”. Quanto affermato trecento anni fa è tuttora vero, anche se non si ricorre più all’oppio, bensì al suo principale alcaloide, la morfina ed ai suoi derivati. Tali sostanze sono genericamente classificate come oppiacei. Nonostante il gran numero di effetti conosciuti degli oppiacei, il loro impiego riguarda soprattutto l’inibizione del dolore. Tale inibizione avviene essenzialmente a livello del sistema nervoso centrale.

Pertanto, tutti gli oppiacei, presentano i seguenti effetti: depressione respiratoria, depressione del centro della tosse, eccitazione dell’area postrema con induzione di nausea e vomito, azione sedativa, azione ansiolitica, azione disforizzante, azione euforizzante, azione inibitoria della peristalsi intestinale, aumento del tono della muscolatura liscia, specialmente degli sfinteri.

Prof. Dott. Ottavio Iommelli

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