Il Museo della discordia

Qualche anno fa, a East London, un gruppo di donne protestò contro l’apertura del museo dedicato al più grande “femminicida” serial Killer della storia, “Jack lo squartatore”.
Inizialmente, fu promesso loro che il museo sarebbe stato luogo di ricordo delle tante donne che hanno lasciato il segno nella storia, ma rimasero molto sorprese quando si resero conto che tale promessa non fu mantenuta, poiché: “Questo museo non è altro che la glorificazione della violenza maschile” (queste furono le loro parole).
Per chi non conoscesse bene la storia di quest’assassino, ecco una piccola sintesi.
Jack lo squartatore (cosi soprannominato per il modus operandi utilizzato nell’uccidere le sue vittime) è stato uno dei più feroci assassini seriali della storia. Molte furono le vittime attribuitegli ufficialmente ed ufficiosamente.
Le vittime di Jack erano prostitute, quindi donne sole, considerate scarto dalla società, persone di poco conto, Jack si aggirava di notte nei cunicoli della città, luoghi isolati in orari dove il flusso di gente era scarso se non assente. La rabbia dei suoi omicidi fa pensare che Jack nella sua infanzia fosse stato spettatore di macabri scenari che hanno lasciato un segno nella sua psiche, cosi profondi da infliggere alle sue vittime, brutalità pre e post morte.
Si può pensare che non ci possa essere stato nulla di più macabro, mi dispiace deludervi, durante il periodo in cui operava Jack lo squartatore molte furono le lettere mandate alla polizia, molte firmate da Jack anche se tali lettere erano inviate da emulatori dello squartatore, in alcune lettere venivano dati indizi sulle future vittime, altre venivano accompagnate da piccole scatole contenenti pezzi di organi.
Molte furono le ipotesi sulla sua identità, tra le quali, quella di, Aaron Kosminski, barbiere Polacco poco più che ventenne residente a Whitechapel Londra. La prova fù data dall’indumento di una delle vittime, una sciarpa mai lavata, tenuta per anni come oggetto di antiquariato e poi venduta all’asta allo scrittore Russel Edwards. Ossessionato da questa storia, portò la sciarpa a degli esperti per farla analizzare, approfittando dei progressi scientifici.I risultati non lasciarono dubbi,sulla sciarpa furono trovate tracce di sangue e liquido seminale sia della vittima che dell’assassino.
Il dottor Jari Louhelainen che aveva il merito di aver scoperto ‘la verità’ troverà però, pareri molto discordanti da parte dei suoi colleghi, poichè molti sostengono che il dottor Louhelainen abbia commesso “un errore di nomenclatura” nella sua analisi, sostenendo che la sequenza trovata poteva essere condivisa dalla maggioranza della popolazione e quindi non può essere abbinato a Kosminski.

Come capita sempre più spesso però, il Carnefice o presunto tale, diventerà una vera e propria fonte di guadagno: film, telefilm, opere teatrali, giochi, libri e molto altro.

Avendo a seguito persino una schiera sostenitori.
Non capendo che il mondo è pieno di pseudo Jack lo squartatore, sempre più intrepidi e brutali, i quali saranno coscienti che nonostante tutto avranno una grande visibilità.
E le donne? In questo tragico film, non saranno altro che parte di una scena, un ruolo insignificante, usciti dalle sale nessuno ricorderà il loro volto, la paura nei loro occhi, perché il vero protagonista sarà sempre colui che la violenza la infligge e non chi la subisce.

Francesca Esposito

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