Una storia da non dimenticare

In questo momento è difficile trattare un delicato argomento di cronaca senza essere accreditati di propaganda politica-
Il delitto aberrante di Pamela Mastropietro però non può essere celato e trattato come un fatto che, ignorandolo, ce ne sentiamo liberati.
Non ci occuperemo né dello sviluppo delle indagini, né delle responsabilità, né abbiamo intenzione di valutare ed orientare la nostra analisi su temi delicati relativi alle origini degli autori del delitto.
Quello che ci ha colpito in questa vicenda, però, è perché la vittima dopo essere morta è stata mutilata e sezionata in modo orribile, ma con una capacità scientifica e con una determinazione e forza inusuali.
Perché del corpo di Pamela Mastropietro non sono stati trovati né il cuore, né il fegato?
Eppure su questo aspetto i mezzi di comunicazione hanno evitato di trattare la questione, spostando l’indagine, per fini politici, su altri tempi e per cavalcare una ingiusta propaganda razziale.
Eppure la domanda ha una risposta.
Basti pensare che in Nigeria si verificano tantissimi omicidi in cui alla vittima vengono asportati gli organi e mangiati dagli autori del delitto.
Questi episodi di cannibalismo sono legati ad una cultura tribale convinta che così si assume più forza e ci si impossessa dell’animo della vittima.
Questo fatto sicuramente è l’aspetto più pericoloso e più difficile da capire per tutti noi di questa amara vicenda.
La cultura della integrazione e dell’accoglienza non sono in discussione, ma come è possibile tanta ferocia e tanta disumanità?
Siamo preparati ad affrontarla?
La prima domanda ha una risposta etnica ed è legata a fattori culturali incomprensibili per noi.
La seconda, invece, purtroppo ha una risposta negativa!
Come spesso accade abbiamo spostato l’analisi di un fatto su un piano errato.
Infatti della vittima viene detto solo il nome “Pamela”, degli autori del delitto il nome e cognome, in questo modo vogliamo escluderli totalmente ed allontanarli da noi, come diversi.
Così la nostra coscienza è più libera da qualsiasi interrogativo perché li abbiamo allontanati definitivamente dalla nostra realtà visiva.
Non è così, perché l’integrazione e l’accoglienza si possono realizzare solo avvicinandoci agli autori del delitto e capendo il mondo da cui provengono e la loro profonda diversità rispetto alla nostra cultura.
Allora a Macerata non è avvenuto solo un delitto macabro, ma c’è qualcosa di più, che non ha niente a che vedere con le differenze razziali, etniche, culturali, sociali, religiose, formative degli autori del delitto.
A Macerata è emerso il volto pericoloso e devastante di una delinquenza, lontana anni luce da quella indigena.
Neppure lo sbarco a Salerno, avvenuto il mese scorso, nel quale inspiegabilmente, senza alcun rilievo mediatico, 26 fanciulle erano state trovate morte, ci aveva fatto capire quanto sia difficile per noi comprendere le diversità culturali esistenti e la pericolosità di questa organizzazione criminale.
La risposta da dare deve essere giudiziaria, politica e sociale.
La prima riguarda gli autori del fatto, la seconda invece deve portare alla costituzione di una forza interetnica, in cui i tanti immigrati accolti, integratisi nel nostro Paese, ci consentano di capire e di affrontare questa delinquenza per noi oscura e misteriosa, evitando che la colpa di pochi possa essere invece attribuita a chiunque ha un colore della pelle diverso.
​Giuseppe Aulino

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