Marianella: dagli albori ai nostri giorni una piccola sintesi

Napoli è un raggruppamento di tanti quartieri e anche se le loro radici si intrecciano, ognuno ha una sua storia ed è fiero di mantenere la propria identità.
A Nord di Napoli c’è Marianella, una piccola periferia, con tredicimila abitanti, che insieme a Chiaiano, Piscinola e Scampia fa parte, dal punto di vista amministrativo, dell’VIII municipalità.
In una carta di Carlo II d’Angiò è chiamata Marillenellum per la devozione verso la Madonna, Maria ille nellum, luogo nuovo dedicato a Maria, ma secondo alcuni il suo nome prende origine dall’antico padrone del territorio, Marianellum, di cui si pensa siano i resti, risalenti all’epoca romana, di una villa ritrovata nella metà del 1980 a Cupa Marfella, infatti i ruderi presentano una tecnica edilizia di quell’epoca con tessere prelavorate di forma troncopiramidale.
Una ricerca sulle origini di Marianella ci porta all’epoca di Carlo d’Angiò che, vittorioso sugli Svevi nella battaglia di Benevento, ringraziò Napoli per l’aiuto che gli era stato dato elargendo concessioni prima di partire per Palermo. Una di queste fu quella di istituire i casali esenti da imposte, detti anche “vichi” o “paghi”, e uno di questi casali fu proprio quello di Marianella, zona fertile, che abbondava di prodotti della terra, collegata alla città solo attraverso tragitti campestri lunghi e tortuosi e connessa a Napoli solo nell’epoca borbonica per la via antica di Chiaiano, aggirando così il vallone di San Rocco.
All’inizio nella zona esisteva un gruppo con poche case rurali governate dalla famiglie che vi abitavano e sottoposto al controllo dell’amministrazione centrale.
Quando raggiunse un suo peso sociale e morfologico ebbe il riconoscimento di una propria autonomia locale.
Il sogno di una “grande Napoli”, durante il fascismo, portò ad inglobare al suo interno, tra il 1925 e il 1927, i territori della fascia esterna al centro cittadino.
Così Marianella divenne parte integrante di Napoli e lo è ancora.
Già prima del ʾ900, Marianella è stato un quartiere di villeggiatura dove i nobili napoletani, in estate, si spostavano per sopperire al caldo; la zona pian piano si trasformò, gli abitanti aumentarono e i casali si trasformarono in masserie; Marianella insomma si avviava verso l’inurbamento progressivo e verso l’industrializzazione a discapito dell’identità agricola del sobborgo.
Purtroppo le politiche di inclusione, attuate nel corso degli anni, fatte a livello amministrativo non hanno tenuto conto dei veri problemi delle periferie che spesso si sono trovate sole, abbandonate a loro destino.
L’area Nord di Napoli è stata sempre trascurata dall’amministrazione comunale, né sono mancati disagi sociali ed economici tra centro e periferia, che spesso viene menzionata dai giornali solo per episodi legati allo spaccio o all’attività camorristica, tuttavia se prima era considerata un esempio di degrado urbano, oggi possiamo dire che, per merito dei suoi abitanti e delle tante associazioni che pullulano sul territorio, sta diventando un esempio da studiare e da esportare in altre realtà simili.

Fabio Marino
redattore di MyGenerationweb.it

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