Alla ricerca delle parole perdute!

Dall’alba dei tempi, l’uomo ha sempre ricercato, con passione e ardimento, ciò che potesse risultare funzionale al perseguimento della sua felicità, al completamento e il perfezionamento della vita propria.

Lo scopo precipuo di una persona, che crede fermamente in alcuni valori, sarà posto nel senso di valutare meglio gli strumenti con cui può operare, e opposto a quanti cercando di ostacolarlo. Di qui nasce l’esigenza di proferire parole, un tempo coltivate con amore, e ora abbandonate dall’incuria e dal pathos riverso nei confronti dell’esotismo culturale e letterario. Più che singoli lemmi, si tratta di veri e propri concetti o argomenti, trasmessi da una lingua all’altra, recidendo le radici di chi riceve questi nuovi vocaboli, inseminati con veemenza.

Il primo caso di violenza coartatamente additato contro il nostro modo di pensare, e tradurre il mondo che abbiamo dinnanzi, che ho deciso di esaminare, è quello relativo alla condizione sentimentale di ciascuno di noi. Partiamo dal termine inglese “single”. Può indicare tutto, o semplicemente limitare una scelta che appartiene alla sfera intima e personale.

Secondo voi, esiste un’espressione simile, dall’italiano, per designare qualcuno che non intenda relazionarsi seriamente, che esuli da accezioni arcaiche come “scapolo, celibe, nubile, zitella”?

La soluzione potrebbe situarsi anche nella rivalutazione di questi fonemi; oppure nel considerare opportuno l’utilizzo di “solo, solitario”. Per descrivere condizioni caratteriali, più che sentimentali, utilizzeremo probabilmente “riservato, introverso, chiuso, schivo”. Non è la nostra preoccupazione confondere i due piani. Attraverso delle lunghe ricerche sono arrivato al punto, secondo cui, la parola che sarebbe stata prestata ai nostri amici britannici, per circoscrivere questa cerchia d’individui, è “solingo”.

In linguistica, questa fenomenologia è individuabile come cavallo di ritorno; ovvero, dall’italiano “solingo”, all’inglese “single”, si tornerebbe a “solingo”. Solingo, contenente un suffisso d’origine germanica (“-ingo”), può riferirsi a un luogo poco esplorato, disadorno, oppure a una persona che ama, semplicemente, la solitudine. In diritto mi soggiunge voce che il cavallo di ritorno rappresenta un esempio di estorsione. Ebbene, non molto differentemente, nel campo semantico avviene un abuso, che va ricondotto nel giusto alveo di pertinenza.

Ovviamente non potremmo sbandierare subitaneamente il nostro “nuovo” parolone. Il processo di sedimentazione, può durare anche molti mesi, o addirittura anni.

Arrivederci alla prossima “parola del mese”!

Simone Colucci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...