La banalità del male

Hanna Arendt in occasione del Processo di Norimberga, a cui è invitata ad assistere, scrive un saggio facendo riferimento a tutto l’accaduto e tentando di spiegare ai più, di quali colpe si fossero effettivamente macchiati i soldati delle SS, di cui Eichman era in qualche modo il rappresentante.
Nasce in questo scritto il suo pensiero sulla banalità del male: ma perché banale? La donna spiega che quello che più la colpì della difesa fu la frase “ ho solo eseguito gli ordini.” Il male dunque è banale perché non è pensiero o ideologia, ma può essere la semplice esecuzione ad una richiesta altrui, un’ azione conformista a cui ci adatta perché non si ha nulla a cui aggrapparsi (valori, riflessioni, etica) e dunque si è soggetti e dipendenti alle politiche dei più. La Arendt voleva evidenziare quanto anche il male, senza il sostegno della riflessione e della conoscenza possa propagarsi rapidamente.

Paola Marigliano

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