Semi di Luce: un progetto a 360° per i giovani

Il 5 Aprile si è tenuto un convegno presso il C.T.O. di Napoli riguardante un progetto, promosso dalla dottoressa Barrella, “semi di luce”, finalizzato alla prevenzione del disagio sociale dei giovani. In questa occasione sono stato invitato ad esporre il mio pensiero e mi fa piacere riassumerlo per sommi capi sul Ghirigoro:

Il disagio è un sintomo che emana il nostro corpo o la nostra anima. Sopraggiunge perché ci sentiamo inadeguati a stare insieme agli altri. L’inadeguatezza non nasce perché ci sentiamo soli o tristi, ma perché il nostro Es, come lo chiamava Freud, non riesce ad accettare ciò che gli impone il nostro Super Io.

C’è una distonia psicologica tra quello che vogliamo e quello che invece ci viene imposto dalla società e dalle regole del vivere civile. Ciò ci provoca sofferenza, specialmente in una società che ci impone di essere perfetti, di agire come leaders e di esibire tutto ciò che il consumismo offre.  La nostra mente va in cortocircuito perché non riesce a seguire i nostri desideri. Non riusciamo a distaccarci da quelle fissazioni che ci assillano continuamente.  È quello che i buddisti chiamano attaccamento: i nostri pensieri non sono liberi perché siamo distratti da quello che vorremmo essere o da quello che vorremmo avere e non riusciamo ad accettare la realtà per quella che è.

Consapevolezza dei propri mezzi: questa è la strada giusta per uscire dal labirinto delle nostre inquietudini. La vita ci mette davanti a difficili situazioni o ad ardue scelte e, per affrontarle, c’è bisogno di tutte le nostre capacità; ma non sempre riusciamo ad agire con adeguata razionalità: gli uomini, benché qualcuno li ha definiti esseri razionali, rimangono troppo passionali e istintivi.

Ma cuore e testa non andranno mai d’accordo, poiché solo chi riesce ad essere distaccato riesce ad agire in modo consapevole.

A Scampia, nella piazza centrale, c’è una frase che dovrebbe essere il nostro imperativo categorico: “Quando la felicità non la vedi, cercala dentro” perché, in una società liquida, nessuno verrà in nostro soccorso; bisogna farcela da soli e poiché la fortuna non esiste, bisogna puntare solo sul nostro talento.

Nella vita non c’è bisogno di essere supereroi per scoprire quale sia il proprio ruolo, perché, nonostante gli altri ci facciano sentire inutili, sciocchi e diversi, siamo persone uniche, e nella nostra unicità c’è il nostro punto di forza. Sì, magari saremmo pure diversi, ma in un mondo in cui tutti devono essere omologati agli altri, è straordinario trovare persone che invece fanno di tutto per sentirsi se stessi e sentirsi speciali, perché ognuno è speciale a modo suo.

Chi parla è affetto da tetraparesi spastica, ma la disabilità non gli ha impedito di studiare, di laurearsi e oggi di lavorare nel mondo dell’editoria. Ogni volta che gli è stata chiusa una porta, non si è mai arreso, ha cercato sempre nuovi percorsi per ribadire che la vera disabilità è nella testa altrui.

Chi ci vede esclusivamente come esserini fragili, come quelli che non sono capaci di provare emozioni, sbaglia. I disabili sono innanzitutto persone in grado di poter fare tutto, basta solo metterli alla prova, come è capitato a me che, dopo 38 anni, riesco a vedere i frutti della mia esistenza.

Nella vita si può perdere, ma quello che conta è sapersi rimettere in gioco, perché le sconfitte e le cicatrici ci devono ricordare che gli esami non finiscono mai, e anzi, da tutto ciò che ci capita, non solo possiamo trarne insegnamento, ma esso può essere ispirazione per il nostro futuro.

Fabio Marino

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